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La solitudine della mamma!

Updated: May 13

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Sono una persona introversa ma amichevole. Tengo molto ai pochi amici che ho, preferisco essere circondata da poche persone invece che tante, so gustare la solitudine, preferisco gli ambienti calmi e sento come se stessi consumando energie quando per una ragione o per l’altra mi tocca socializzare con sconosciuti. Sapete? L’aspetto negativo di essere persone introverse è che gli altri pensano che siamo maleducate e arroganti, ma col tempo ho imparato ad accettare che non posso cambiare la loro percezione.


Mentre ero incinta, mi stavo preparando a quello che sarebbe significato diventare mamma. Sapevo che il mio corpo sarebbe cambiato e che avrei impiegato del tempo per tornare in forma, ero consapevole che la mancanza di sonno sarebbe entrata nella mia routine quotidiana e che avrei trascorso gran parte delle mie giornate tra poppate, pulizia di sederini e coccole. Ero anche consapevole che sarei stata sola, dato che mi stavo trasferendo in un nuovo Paese in cui conoscevo poche persone. Ma, essendo introversa, pensavo non sarebbe stato un problema rimanere da sola col mio bambino.


Trascorsi alcuni mesi dal parto, ho iniziato a sentirmi prigioniera della mia routine. C’erano giorni in cui provavo una tristezza profonda, che non potevo controllare, altri in cui piangevo senza un motivo apparente e altri ancora in cui mi alzavo la mattina con un sorriso dipinto sul volto, chiedendo a me stessa di ignorare le mie sensazioni. Ho iniziato a sentirmi sola, di una solitudine simile all’abbandono e all’isolamento, senza nessuno con cui condividere i miei sentimenti e pensieri, oppure rifiutando io stessa di farlo, perché me ne vergognavo. “Cavolo, è del tutto normale, sono una mamma e devo focalizzarmi sul mio bambino!” ripetevo a me stessa.


Non ero mai “sola” nel senso letterale del termine, ma il più delle volte mi sentivo così e ciò era legato al fatto che mi fossi totalmente separata dalla mia vita precedente. Ho il sospetto che se anche fossi tornata al lavoro non sarebbe cambiato granché, almeno all’inizio, perché un neonato richiede così tanto tempo e attenzioni che questo non mi avrebbe lasciato comunque tempo per coltivare i miei interessi. Credo però che tornare al lavoro dopo 6 mesi, potendo contare su una baby sitter per qualche ora o mandando il piccolo al nido, possa aiutare le mamme a riconquistare almeno in parte la loro vecchia vita.


Inoltre, la lontananza degli amici non è di aiuto. Questo non significa che non ne abbia, ma piuttosto che essi hanno ciascuno la propria vita, magari sono genitori essi stessi, il che renderebbe difficile far combaciare i pochi momenti liberi.


Un’ultima cosa che ha contribuito a tutto questo senso di solitudine era la mancanza di conversazione. Non intendo la mancanza di qualcuno con cui parlare, dato che avrei potuto trovarne anche solo uscendo per una passeggiata. Ciò che mi mancava era piuttosto il dialogo, lo scambio di pensieri e opinioni.


Solo in un secondo momento ho deciso di parlare con mio marito, che è sempre molto premuroso e sensibile ai minimi cambiamenti del mio umore, perché ho realizzato che avevo bisogno di tempo per me. Solo un piccolo spazio privato per prendermi cura di me stessa! E, dato che non potevo lasciare il bambino durante la settimana, abbiamo concordato che lui se ne sarebbe occupato a tempo pieno il sabato, e quello sarebbe diventato il mio giorno libero. La parte negativa di questo accordo era che il tempo trascorso come una famiglia al completo si sarebbe dimezzato, e così la giornata piena si è ben presto trasformata in poche ore.


A volte mi sentivo ancora sopraffare da quelle sensazioni, ma sapevo che non ero sola e che prima o poi ogni cosa sarebbe andata al suo posto.


Quando il nostro piccolo ha compiuto 17 mesi, abbiamo deciso di iscriverlo al nido. Dopo un paio di mesi posso dire che è stata un’ottima decisione! Ora ho il tempo che mi serve per me stessa, posso scrivere gli articoli che state leggendo e persino sorseggiare un caffè in silenzio!


La maternità non è facile e talvolta fa dimenticare a noi donne i nostri bisogni e chi siamo realmente.


Da tutto questo però ho imparato che chiedere aiuto è meglio che rimanere sola.


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