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L’importanza dello svezzamento! - Le risposte della nutrizionista.

Updated: May 13

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Il tuo bimbo è entrato nel sesto mese di vita? Allora è tempo di iniziare lo svezzamento!

Talvolta sento alcune mamme affermare di aver proseguito con l’allattamento esclusivo oltre questo termine, ma è bene sapere che l’affiancamento di alimenti è necessario per garantire al bambino il corretto apporto di macro e micronutrienti che, con il solo latte, non sono più nei rapporti corretti per questa fase di crescita. Primi tra tutti gli elementi sono ferro, proteine, zinco, oltre che apporto energetico, carboidrati e fibra alimentare.


In questa delicata fase consiglio un approccio che, cosciente dei precisi fabbisogni nutrizionali del bambino, sia dinamico e flessibile. L’introduzione degli alimenti non deve somigliare ad una “prescrizione farmacologica” di cibi e dosi, ma deve rispettare le abitudini della famiglia, entro i limiti di accettabilità scientifica e seguendo i segnali di fame e sazietà del bambino.


È importante che il bambino provi diversi sapori e che non ci si limiti ad assecondare la sua preferenza per il dolce o il salato: il bimbo deve sperimentare i diversi gusti e famigliarizzare con essi. Naturalmente, come noi adulti, mostrerà delle preferenze per alcuni cibi e alcuni sapori ma questo non deve pregiudicare la sua dieta che, altrimenti, rischia di essere sbilanciata sia energeticamente sia a livello di micronutrienti.


Il fabbisogno di ferro è molto aumentato (come dicevo, l’apporto da parte del latte non è più sufficiente e lo svezzamento diventa per questo imprescindibile dal 6° mese!) e per assicurarlo è bene proporre al bambino alimenti che ne contengano in buona quantità biodisponibile (cioè assorbibile) come carne e pesce, in associazione a frutti e verdure che contengono vitamina C (che aumenta la biodisponibilità del ferro). Questo micronutriente è fondamentale per la crescita e lo sviluppo psicomotorio.


Ricorda che le fibre “schermano” l’assorbimento a livello intestinale, per questo è buona norma separare i pasti composti principalmente da alimenti di origine animale da quelli composti da alimenti vegetali (come i legumi).


È bene, poi, non aggiungere zucchero ai pasti del tuo bambino e non salare a crudo i suoi piatti (limitati a salare l’acqua di cottura); il rischio di obesità dopo i 6 anni aumenta considerevolmente nei bambini che hanno consumato bevande zuccherate nel primo anno di vita. Inoltre la definizione di “adeguatamente dolce” e “adeguatamente salato” avviene proprio in questa fase e questo livello di percezione accompagnerà il piccolo per tutta la vita.


L’autosvezzamento è diventato, negli ultimi anni, una pratica sempre più in voga. Un articolo pubblicato sulla “Revista Paulista de Pediatria(una rivista che pubblica articoli importanti, case reports e revisioni cliniche relativi a salute e malattie dei neonati, bambini e adolescenti) della Sociedade de Pediatria de Sao Paulo afferma che “l’autosvezzamento favorisce positivamente i pasti condivisi in famiglia, la sazietà del bambino e il controllo materno in merito all'ansia per la quantità di cibo consumato; promuove una maggiore esposizione a una maggiore varietà di alimenti; crea una maggiore interazione con il cibo, permettendo l'esplorazione di diverse consistenze; e inizia l'introduzione del cibo all'età appropriata”.


I genitori che intendono adottare questo approccio devono seguire una dieta sana e bilanciata. Sono inoltre da considerare alcuni fondamentali aspetti che conferiscono alla dieta del bambino una sua peculiarità e delicatezza come l’apporto di ferro che deve essere adeguato ed il contenuto di sale, che non deve eccedere (spesso noi adulti aggiungiamo ai piatti del sale non necessario).


Rischi sono, poi, il soffocamento per bocconi troppo grossi o duri e lo scarso apporto energetico: come dicevo, la fase di svezzamento non deve essere dettata solo da regole “cibo-dose”, ma bisogna comunque attenersi ai LARN, ovvero le tabelle redatte dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) che definiscono i vari fabbisogni (energetici e di macro e micro nutrienti) per ogni fascia di età.


Ad educare il bambino a mangiare devono pertanto essere genitori che, per primi, sanno alimentarsi in modo sano e consapevole. Da tenere sempre presente che il piccolo non ha ancora un intestino sviluppato e deve quindi consumare piatti semplici, poco conditi e ben cotti.


Quale latte associare alla fase di svezzamento del tuo bambino? La scelta è tra latte materno e formule di proseguimento. Il latte vaccino è da evitare fino al compimento dell’anno di vita (e comunque da limitare fino al 3° anno) perché, oltre a contenere bassi livelli di ferro ed inibitori dell’assorbimento del ferro stesso, può anche causare sanguinamenti intestinali.


E per quanto riguarda le allergie? Le ultime evidenze scientifiche mostrano che non è necessario né raccomandato ritardare l’introduzione di cibi potenzialmente allergizzanti. Pesce e uovo, che in passato venivano somministrati solo in un secondo momento, possono essere proposti quando il bambino è ancora allattato al seno: questo avrà un ruolo preventivo per lo sviluppo di allergie e un effetto positivo dal punto di vista nutrizionale.

L’introduzione precoce di glutine, invece, non sembra avere effetto protettivo dall’insorgere della celiachia, per la quale invece prevale la predisposizione genetica.


Il consiglio in questo delicato processo di svezzamento è di affidarsi al parere del Pediatra o un Biologa Nutrizionista che saprà darti tutte le giuste indicazioni per assicurare al tuo bimbo un’alimentazione corretta, sana e bilanciata.


Articolo scritto da Priscilla Gerosa

Biologa Nutrizionista, Lecco, Italia

www.priscillagerosa.com



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